NAVE TERMOLI, AMIANTO E SALUTE DELL’EQUIPAGGIO: LO STATO MAGGIORE DELLA MARINA NON RISPONDE

Tre settimane fa abbiamo chiesto notizie sulla tutela della salute dei militari imbarcati. Il Vertice della Marina ci ha risposto con tre dinieghi procedurali. Nessuna parola sulla salute del personale.

Lo scorso 17 luglio 2026 il Sindacato dei Militari ha trasmesso allo Stato Maggiore della Marina Militare un’istanza formale — notificata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica di Cagliari — con la quale chiedeva di conoscere lo stato reale delle bonifiche dall’amianto sulla Nave Termoli e le misure adottate per la protezione della salute dell’equipaggio attualmente in servizio.

La richiesta non nasceva dal nulla.

Presso il Tribunale della Spezia è pendente un procedimento penale nel quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di plurimi soggetti per ipotesi di falso in atti pubblici e privati relativi a certificazioni di bonifica dall’amianto su unità navali militari. Tra i documenti al centro delle contestazioni figura espressamente il Certificato di Regolare Esecuzione riferito proprio alla Nave Termoli. L’udienza preliminare è fissata per il 13 ottobre 2026. Il Sindacato dei Militari è formalmente persona offesa in quel procedimento.

Nel frattempo, come documentato dalla stampa locale sarda, la Nave Termoli è stata impegnata operativamente nelle acque del Poligono Interforze del Salto di Quirra, tra il 14 luglio e il 20 agosto 2026, con il suo equipaggio a bordo.

In questo contesto abbiamo chiesto — con l’urgenza che la situazione imponeva — di conoscere: se dopo l’avvio delle indagini penali fossero state disposte nuove verifiche tecniche indipendenti sulla nave; quali misure concrete fossero state adottate per tutelare la salute del personale imbarcato; se il Documento di Valutazione dei Rischi fosse aggiornato e se la sorveglianza sanitaria dell’equipaggio fosse regolarmente in corso.

La risposta dello Stato Maggiore è arrivata il 7 agosto 2026, firmata dal Contrammiraglio Jean Paul Pierini (Ufficio Generale Affari Legali).

Tre punti. Tre dinieghi. Zero risposte sulla salute dei militari.

Il primo punto riguarda il nostro accesso civico generalizzato — il cosiddetto FOIA — ritenuto inammissibile per via di un non meglio precisato «inammissibile e sproporzionato carico di lavoro» necessario per soddisfare la richiesta.

Il secondo punto respinge l’accesso ai documenti amministrativi ordinari con la motivazione che il Sindacato dei Militari non figurerebbe tra le associazioni iscritte all’Albo ministeriale istituito dalla Legge 46/2022. Una questione procedurale, evidentemente, considerata più rilevante del contenuto della domanda.

Il terzo punto dichiara inammissibile la nostra richiesta urgente di informazioni sulla salute dell’equipaggio perché non avremmo indicato con sufficiente precisione quale istituto giuridico sorreggesse la pretesa.

Prendiamo atto della risposta.

Ci limitiamo a osservare che a nessuno dei tre punti corrisponde una sola informazione sullo stato di salute dei militari imbarcati sulla Nave Termoli, sulla sussistenza o meno di un rischio residuo da esposizione all’amianto, sull’esistenza o meno di verifiche tecniche condotte dopo l’apertura delle indagini penali, sullo stato della sorveglianza sanitaria del personale.

Non diciamo che le verifiche non siano state fatte. Non diciamo che i militari siano stati esposti a rischi. Non abbiamo elementi per affermarlo e non è nostra intenzione anticipare valutazioni che competono all’Autorità Giudiziaria.

Diciamo soltanto che abbiamo chiesto, e che non ci è stato risposto.

Riteniamo che, in presenza di un procedimento penale pendente che coinvolge direttamente la Nave Termoli, in presenza di un’unità operativa con il suo equipaggio impegnato in mare nelle settimane immediatamente successive alla nostra istanza, e in presenza di una richiesta esplicita formulata da un’organizzazione che è formalmente persona offesa in quel procedimento, la risposta che si aspetterebbe da un’istituzione attenta alla salute del proprio personale sarebbe di natura diversa da tre dinieghi procedurali.

Ci aspetteremmo di sapere:

  • che le verifiche tecniche sulla nave siano state effettuate e con quali esiti;
  • che il Documento di Valutazione dei Rischi sia aggiornato tenendo conto delle contestazioni emerse nel procedimento penale;
  • che la sorveglianza sanitaria del personale imbarcato sia regolarmente in corso;
  • che l’equipaggio sia informato dei rischi connessi all’impiego operativo dell’unità.

Niente di tutto ciò è contenuto nella nota del 7 agosto 2026.

Abbiamo già attivato ogni strumento che l’ordinamento mette a disposizione: il ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi (CADA), il reclamo al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Ministero della Difesa, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Cagliari per le valutazioni di competenza.

Lo facciamo nell’interesse dei militari che prestano servizio sulla Nave Termoli, ai quali — al pari di qualunque lavoratore — spetta sapere in quali condizioni operano.

Il Segretario Generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Comellini