Il Sindacato dei Militari da mandato al legale per presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Roma sul caso Vannacci
È necessario accertare ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio e omissioni di denuncia da parte delle autorità militari
Roma, 31 luglio 2026 – Il Sindacato dei Militari, nella persona del proprio Segretario Generale e legale rappresentante pro tempore Luca Marco Comellini, in data odierna ha dato mandato all’avvocato Massimiliano Strampelli del foro di Roma per depositare un formale esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma, chiedendo l’apertura di accertamenti penali in relazione alla vicenda disciplinare che ha coinvolto il Generale Roberto Vannacci, già in servizio attivo presso le Forze Armate italiane.
Il caso trae origine dalla notizia della sanzione disciplinare della sospensione per dodici mesi dalle funzioni del grado recentemente adottata dal ministro della difesa nei confronti del Generale Vannacci per la pubblicazione del libro “il coraggio vince” (marzo 2024), avvenuta in costanza di servizio attivo, senza la prevista autorizzazione.
Come riportato da il Fatto Quotidiano, la maggiore severità del secondo provvedimento è stata motivata dall’Amministrazione della Difesa sia in ragione della recidiva specifica rispetto al precedente procedimento, sia per specifici rilievi sul contenuto dell’opera.
All’epoca della pubblicazione del secondo volume il Generale era pienamente in servizio attivo, essendo stato collocato in congedo solo nel febbraio 2025.
Il Sindacato dei Militari, associazione che persegue statutariamente la rappresentanza e la tutela degli interessi del personale militare, nonché la salvaguardia del prestigio, del decoro e dell’immagine delle Forze Armate, ha ritenuto doveroso rivolgersi all’Autorità Giudiziaria ordinaria alla luce di specifici elementi che la procedura amministrativa e disciplinare — già conclusa con l’irrogazione della seconda sanzione — non sembra aver adeguatamente esaminato sul piano penale.
Il Sindacato è altresì già costituito come persona offesa nel procedimento penale pendente innanzi alla stessa Procura di Roma – relativo alla denuncia presentata nell’agosto del 2023, in occasione della pubblicazione e diffusione del libro “Il mondo al contrario“ -, circostanza che ne rafforza la legittimazione all’azione.
In particolare, desta grave preoccupazione il fatto che, secondo quanto emerso in sede mediatica, la motivazione della seconda sanzione disciplinare faccia riferimento alla presenza nel volume di “troppi dettagli su operazioni riservate”: un elemento che, ove confermato, potrebbe trascendere l’ambito disciplinare per assumere rilievo penale.
Con l’incarico professionale conferito all’avvocato Strampelli il sindacato ha chiesto di formalizzare la richiesta di accertamento all’Autorità Giudiziaria per le seguenti ipotesi di reato:
- Rivelazione di segreto d’ufficio (art. 326 c.p.) — ipotesi principale: divulgazione, attraverso la pubblicazione del volume, di notizie d’ufficio destinate a rimanere segrete e acquisite dal Generale nel corso del servizio attivo.
- Rivelazione di notizie segrete o classificate (artt. 261 e 262 c.p.) — ipotesi subordinata: qualora le informazioni contenute nel volume risultassero formalmente classificate o coperte da segreto di Stato.
- Omessa denuncia da parte di pubblico ufficiale (art. 361 c.p.) — in relazione al mancato adempimento, da parte delle autorità militari che hanno condotto il procedimento disciplinare, dell’obbligo di trasmettere la notizia di reato all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’art. 331 c.p.p., nonostante l’emersione di profili potenzialmente penalmente rilevanti.
- Omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) — ipotesi residuale, in relazione all’eventuale inerzia ingiustificata nella trasmissione della predetta notizia di reato.
«Le Forze Armate della Repubblica si reggono su due pilastri fondamentali: la disciplina e la legalità. Non vi può essere rispetto del primo senza il pieno presidio del secondo. Quando emergono elementi che lasciano supporre la divulgazione di informazioni riservate da parte di un ufficiale in servizio attivo, e quando le stesse autorità istituzionali non sembrano aver dato seguito agli obblighi di legge che su di esse incombono, il Sindacato dei Militari non può e non vuole tacere. Abbiamo il dovere — verso i nostri iscritti, verso le donne e gli uomini in uniforme e verso i cittadini — di chiedere trasparenza e verità. La magistratura farà il suo corso: noi ci siamo limitati a garantire che avesse tutti gli elementi per farlo.»
Luca Marco Comellini, Segretario Generale del Sindacato dei Militari

