Arsenale Militare Marittimo della Spezia: il 13 ottobre l’udienza preliminare per presunte irregolarità nelle bonifiche amianto e nella gestione del patrimonio demaniale

Il Sindacato dei Militari è persona offesa nel procedimento penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia. Il caso si innesta su un percorso di vigilanza che risale al 2020.

Il Sindacato dei Militari rende nota la propria partecipazione al procedimento penale pendente innanzi al Tribunale di La Spezia, nella qualità formale di persona offesa, come risulta dal decreto di fissazione dell’udienza preliminare e dalla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica.

Il Sindacato è rappresentato dal Segretario Generale Luca Marco Comellini ed è assistito e difeso dall’Avv. Piero Santantonio, del Foro di Forlì-Cesena, presso cui è elettivamente domiciliato.

La presenza dell’organizzazione sindacale in questo procedimento risponde a una precisa missione istituzionale: tutelare l’onore, la dignità e la salute del personale militare – in particolare di coloro che prestano servizio a bordo delle unità navali della Marina Militare e negli Arsenali – nonché l’integrità dell’Amministrazione della Difesa, gravemente lesa dalle condotte oggetto di contestazione.

Si segnala altresì che nel medesimo procedimento figura come persona offesa anche il Sindacato Unitario Lavoratori Militari Marina, a conferma di un coinvolgimento trasversale del mondo sindacale militare a difesa della legalità e della salute del personale che, tuttavia, non vede la partecipazione delle Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (Apcsm) nate per iniziativa degli ex delegati della Sezione Marina del Consiglio Centrale della rappresentanza militare che ha cessato le sue funzioni il 7 aprile del 2024.

L’odierna posizione del Sindacato dei Militari nel processo non rappresenta un fatto isolato, bensì il culmine naturale di un’attività sistematica di vigilanza e richiesta di trasparenza intrapresa anni addietro e rimasta inascoltata.

In data 7 gennaio 2020, il Segretario Generale del Sindacato, Luca Marco Comellini, aveva presentato una formale istanza di accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 33/2013, rivolta al Responsabile per la Trasparenza del Ministero della Difesa e allo Stato Maggiore della Marina. L’istanza aveva per oggetto la richiesta di ostensione della mappatura dell’amianto rinvenuto sulle unità navali, sui sommergibili e presso gli Arsenali Militari Marittimi delle sedi di La Spezia, Taranto, Augusta e Brindisi. La finalità dichiarata era la tutela dei diritti e della salute del personale militare, con esplicito riferimento alla qualificazione delle unità navali come luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008.

L’Amministrazione aveva risposto con un accoglimento soltanto parziale: per gli Arsenali (inclusa La Spezia) veniva indicata la pubblicazione in forma generica nella sotto-sezione “Informazioni Ambientali” di Amministrazione Trasparente, mentre per le unità navali e i sommergibili la richiesta era stata integralmente respinta per l’asserita riservatezza e sicurezza nazionale a protezione delle particolarità costruttive e d’impiego dei mezzi militari operativi e perché la documentazione richiesta risultava già versata in atti di procedimenti penali pendenti. Inoltre l’istanza fu giudicata “massiva” e tale da comportare un carico irragionevole per l’Amministrazione, secondo i criteri della Delibera ANAC n. 1309 del 28 dicembre 2016.

A seguito dell’istanza di riesame presentata in data 13 febbraio 2020, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Ministero della Difesa aveva, con provvedimento del 4 marzo 2020, confermato integralmente il diniego, ribadendo che esplicitare la presenza di amianto a bordo di un’unità navale significherebbe rivelarne le particolarità costruttive soggette a riservatezza e che l’Amministrazione non era tenuta a rielaborare i 167 documenti di mappatura originari, oltre alle analisi suppletive affidate al R.I.Na. e consegnate nel luglio 2010.

La vicenda aveva altresì interessato l’ANAC nell’ambito di una segnalazione relativa all’omessa pubblicazione, nella sotto-sezione “Informazioni ambientali”, della mappatura amianto sulle unità navali e sui sommergibili. In risposta alla lettera ANAC dell’8 giugno 2020, il Ministero della Difesa aveva trasmesso la propria nota sostenendo la non riconducibilità di tali mappature agli obblighi di pubblicazione di cui al D.Lgs. n. 195/2005 in materia di informazioni ambientali, posizione che il Sindacato ha sempre contestato.

Le contestazioni formulate dalla Procura della Repubblica – che ipotizzano condotte fraudolente proprio nella gestione delle bonifiche amianto e nelle relative certificazioni – confermano la piena fondatezza delle preoccupazioni che il Sindacato espresse già nel 2020 e la necessità di una trasparenza piena e non più differibile sui dati ambientali e sanitari connessi ai mezzi militari.
Il procedimento vede tra i soggetti per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio diversi ufficiali e funzionari della Marina Militare, in servizio presso l’Arsenale Militare Marittimo della Spezia o la Direzione degli Armamenti Navali. Nel procedimento figurano altresì, nella medesima richiesta di rinvio a giudizio, soggetti appartenenti al settore privato (imprenditori, amministratori e dipendenti di società appaltatrici), la cui posizione è distinta da quella del personale militare sopra indicato.

Il procedimento si articola in due distinti filoni di indagine, tra loro connessi dall’elemento comune di condotte asseritamente fraudolente all’interno dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia.

  1. Primo filone – Gestione delle permute di aree demaniali: Le contestazioni riguardano la gestione delle permute relative al Capannone 61 e al Piazzale Martellotta, aree appartenenti al patrimonio demaniale militare. Si ipotizzano false attestazioni della condizione di “urgenza qualificata”, che avrebbero consentito l’occupazione anticipata di spazi militari da parte di soggetti privati, con conseguente danno per l’Erario, violazione delle norme urbanistiche e delle procedure di legge che disciplinano la dismissione e l’utilizzo del patrimonio pubblico.
  2. Secondo filone – Bonifiche amianto, certificazioni false e corruzione: Di ben maggiore gravità sotto il profilo della salute pubblica e della sicurezza del personale è il secondo filone, che attiene alle bonifiche da materiali contenenti amianto (MCA) eseguite su 15 unità navali della Marina Militare. L’ipotesi accusatoria è che i materiali pericolosi non siano stati rimossi correttamente, che siano stati installati componenti non certificati o non conformi e che l’intero ciclo di lavorazione sia stato “coperto” da documentazione tecnica artefatta, incluse false certificazioni di avvenuta bonifica. In questo contesto, un ufficiale superiore è accusato di aver percepito dazioni mensili di denaro in cambio dell’omissione dei controlli e della facilitazione dei pagamenti alla ditta esecutrice, configurando ipotesi di corruzione propria.

Le presunte irregolarità nelle bonifiche avrebbero interessato le seguenti unità della Marina Militare Italiana e strutture nautiche: Nave GRECALE, Nave SCIROCCO, Nave VESUVIO, Nave NUMANA, Nave MILAZZO, Nave LIBECCIO, Nave GAETA, Nave CHIOGGIA, Nave TERMOLI, Nave MAESTRALE, Nave SAPRI, Nave ANTEO, Nave VIAREGGIO, Nave BERSAGLIERE e il Bacino Galleggiante GR-J 524.

Si tratta di unità operative della flotta italiana, a bordo delle quali prestano servizio quotidianamente centinaia di militari e di lavoratori civili, la cui sicurezza avrebbe dovuto essere la priorità assoluta di chi era preposto al controllo delle lavorazioni.

Il Sindacato dei Militari ribadisce con fermezza che la legalità e la salute del personale delle Forze Armate non sono valori negoziabili e non possono essere sacrificati a logiche di convenienza economica o a omissioni di controllo consentite o indotte da pratiche corruttive.

Chi riveste gradi elevati all’interno dell’istituzione militare ha il dovere inderogabile di rispettare e far rispettare le regole, non soltanto per preservare la dignità istituzionale della Difesa, ma soprattutto per garantire l’incolumità di chi, ogni giorno, serve la Patria a bordo delle unità navali o negli Arsenali.

Il procedimento penale dimostra che il Sindacato dei Militari rappresenta un essenziale presidio della legalità e della trasparenza. Come dimostrato dal percorso intrapreso sin dal gennaio 2020, il Sindacato non si è fermato di fronte ai dinieghi dell’Amministrazione, ma ha perseverato nell’azione di tutela, fino a divenire parte formale del procedimento penale.

Il Sindacato dei Militari continuerà a partecipare attivamente ad ogni fase del giudizio, affinché sia fatta piena luce su fatti che, ove confermati in sede dibattimentale, rappresenterebbero un grave tradimento dei doveri d’ufficio, un vulnus profondo alla fiducia dei militari nei confronti dei propri superiori e un pericolo concreto per la salute di chi ha operato e continua a operare a bordo delle unità interessate.