NAVE CROTONE E NAVE RIMINI IN ROTTA VERSO HORMUZ: IL SINDACATO DEI MILITARI CHIEDE IL RIENTRO IMMEDIATO E L’INTERVENTO DELLA PROCURA DI LA SPEZIA
Il Sindacato, persona offesa nel procedimento penale n. 1746/2022 R.G. G.I.P., denuncia il potenziale rischio amianto per gli equipaggi delle due unità della Classe GAETA già al centro dell’inchiesta giudiziaria.
Faenza 19 maggio – Il Sindacato dei Militari — organizzazione sindacale rappresentativa del personale delle Forze Armate, formalmente riconosciuta quale persona offesa nel procedimento penale pendente dinanzi al Tribunale di La Spezia con udienza preliminare fissata per il 13 ottobre 2026 — diffonde il presente comunicato nell’esercizio delle proprie prerogative a tutela della salute, della sicurezza e della dignità professionale del personale militare.
Il Sindacato dei Militari chiede con carattere di assoluta urgenza:
- il rientro immediato delle unità navali Nave Crotone e Nave Rimini (Classe GAETA) dalle acque del Mar Rosso e dall’area di proiezione verso lo Stretto di Hormuz;
- l’estensione delle indagini e dei controlli giudiziari della Procura della Repubblica di La Spezia a tali unità, in analogia con quanto già disposto per le altre navi della medesima classe;
- la sospensione dell’impiego operativo degli equipaggi fino alla certificazione, mediante perizie tecniche indipendenti, della totale assenza di rischi da esposizione a materiali contenenti amianto (MCA) a bordo.
Secondo quanto riportato da fonti di stampa nazionali i cacciamine Nave Crotone e Nave Rimini, appartenenti alla Classe GAETA della Marina Militare italiana, sono stati dispiegati nell’ambito di un contingente navale destinato alla potenziale missione di sminamento nello Stretto di Hormuz. Le due unità, salpate dalla base militare di Augusta a metà maggio 2026, si trovano attualmente in rotta verso Gibuti, nel Corno d’Africa, dove stazionerà il gruppo navale italiano in attesa dell’avvio ufficiale di un’eventuale missione multinazionale.
L’invio è stato annunciato pubblicamente dal Ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso di un’audizione parlamentare il 13 maggio 2026. Il dispositivo navale complessivo — che coinvolge circa 400 militari — comprende, oltre ai due cacciamine, la nave da supporto logistico Atlante e la fregata Montecuccoli, con compiti di scorta armata e difesa aerea. Le unità della Classe GAETA, di circa 52 metri di lunghezza e 500 tonnellate di dislocamento, sono tra i mezzi più avanzati al mondo per la guerra alle mine (Mine Hunter Coastal) e sono caratterizzate da scafo amagnetico in vetroresina, sonar di fondali e droni subacquei filoguidati (ROV) in grado di operare fino a 600 metri di profondità.
Il Sindacato dei Militari non mette in discussione l’eccellenza tecnico-operativa del personale coinvolto. Tuttavia, ritiene che la partenza di queste unità senza una previa verifica giudiziaria dello stato delle bonifiche amianto possa costituire un rischio intollerabile per la salute dei militari imbarcati, alla luce di quanto accertato nel procedimento penale di La Spezia.
Il procedimento penale in corso presso il Tribunale di La Spezia ha già portato alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di numerosi ufficiali della Marina Militare nonché di dirigenti e rappresentanti di ditte appaltatrici, accusati a vario titolo di corruzione, frode nelle pubbliche forniture e falsità ideologica nell’ambito degli interventi di bonifica da amianto su unità della medesima Classe GAETA e di altro naviglio militare.
L’inchiesta, condotta dalla Procura della Repubblica di La Spezia, ha ricostruito un sistema di “bonifiche cartolari”: lavori mai eseguiti o eseguiti in modo non conforme, certificati come regolarmente completati grazie alla complicità di funzionari pubblici e alla manipolazione sistematica della documentazione tecnica. Le risultanze investigative, confluite nella richiesta di rinvio a giudizio, evidenziano una criticità sistemica potenzialmente estesa all’intera classe di naviglio, rendendo ingiustificata qualsiasi presunzione di sicurezza per le unità della stessa classe.
Tra le unità navali della Classe GAETA esplicitamente citate nei capi d’imputazione per irregolarità nelle bonifiche figurano: Nave GAETA, Nave CHIOGGIA, Nave TERMOLI, Nave NUMANA, Nave VIAREGGIO.
Nave CROTONE e Nave RIMINI appartengono alla stessa classe per la quale è ipotizzato il suddetto sistema fraudolento. Non vi è alcun elemento documentale acquisito agli atti che ci consenta di escluderle a priori dal perimetro delle irregolarità accertate.
Il Sindacato dei Militari, nella propria qualità di persona offesa nel procedimento penale di La Spezia, sullo stato degli atti di cui dispone, rivolge le seguenti richieste formali:
All’Autorità Giudiziaria — Procura della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia: estendere le indagini, ove non già eseguite, a Nave Crotone e Nave Rimini, disponendo perizie tecniche indipendenti volte ad accertare lo stato effettivo delle bonifiche amianto a bordo, la presenza di fibre aerodisperse e la conformità dei materiali di sostituzione alle prescrizioni di legge. Conseguentemente richiedere all’Amministrazione della Difesa il blocco della partenza operativa e il rientro delle unità nelle basi nazionali nelle more degli accertamenti peritali; acquisire la documentazione di bonifica relativa alle due unità nell’ambito del procedimento penale in corso, anche verificando l’identità dei soggetti che hanno firmato le certificazioni di regolare esecuzione.
All’Amministrazione della Difesa — Ministero della Difesa e Stato Maggiore della Marina: sospendere l’impiego operativo di Nave Crotone e Nave Rimini fino all’esito delle verifiche tecniche richieste all’Autorità Giudiziaria e garantire la tutela sanitaria del personale già imbarcato sulle due unità mediante accertamenti medici preventivi.
Il Sindacato dei Militari richiama altresì l’esito dei precedenti accessi civici generalizzati avanzati in merito alla mappatura dell’amianto sulle unità navali della Marina Militare. Come documentato nella corrispondenza con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) l’Amministrazione della Difesa ha opposto alla pubblicazione delle mappature argomentazioni basate su:
- la natura “dinamica” dei 167 documenti di mappatura prodotti a partire dal 2008;
il richiamo all’art. 1048 e all’art. 245 del DPR 90/2010 sulla riservatezza dei dati tecnico-costruttivi delle unità navali; - le limitazioni previste dall’art. 5-bis, comma 3, del D.Lgs. 33/2013 e dalla Delibera ANAC n. 1309/2016;
- la tesi secondo cui la presenza di MCA a bordo non costituirebbe rischio “ambientale” ai sensi del D.Lgs. 195/2005, escludendo così l’obbligo di pubblicazione.
Tali argomentazioni, già contestate nella sede amministrativa, risultano oggi gravemente contraddette dalle ipotesi accusatorie del procedimento penale di La Spezia. Il muro di opacità eretto attorno alla mappatura dell’amianto sulle unità navali non è più tollerabile alla luce dei fatti emersi in sede penale. La trasparenza sulla salute dei militari non può essere sacrificata a esigenze di riservatezza operativa.
«Non possiamo accettare che militari italiani vengano inviati in zone di crisi operativa — come le acque del Mar Rosso e l’area dello Stretto di Hormuz — a bordo di navi che potrebbero nascondere insidie letali per la loro salute. Se il sistema delle bonifiche amianto si è rivelato sistematicamente fraudolento per almeno cinque unità della Classe GAETA, come emerge dalle ipotesi accusatorie del procedimento di La Spezia, non esiste alcuna base razionale o documentale per ritenere che Nave Crotone e Nave Rimini siano esenti da identici rischi. La tutela della salute dei lavoratori in uniforme deve prevalere su qualsiasi esigenza di proiezione internazionale. Chiediamo il rientro immediato delle navi e l’intervento dell’Autorità Giudiziaria: è un dovere istituzionale che non ammette rinvii.»
Luca Marco Comellini Segretario Generale – Sindacato dei Militari

