SICUREZZA E DIFESA, CONTRATTO 2025–2027: UNA MINORANZA FIRMA, LA MAGGIORANZA DISSENTE.

IL GOVERNO E I VERTICI DELLA DIFESA MISTIFICANO UNA SCONFITTA STORICA

L’accordo sul rinnovo contrattuale del Comparto Sicurezza e Difesa è stato sottoscritto da sigle che rappresentano meno del 45% della forza sindacale certificata. Nonostante il tentativo del Ministro Crosetto, del Ministro Zangrillo e dei vertici militari di presentarlo come un successo storico, i numeri sulla rappresentatività e i contenuti economici confermano un’umiliazione senza precedenti per il personale dei gradi iniziali. La cerimonia di Palazzo Vidoni del 15 luglio 2026 resterà negli annali come il giorno in cui lo Stato ha scelto la propaganda al posto della giustizia retributiva.

LA REALTÀ DEI NUMERI: IL DISSENSO È MAGGIORANZA

Il Sindacato dei Militari ribadisce con forza che l’accordo non gode della legittimità della maggioranza del personale. Secondo i dati dell’Analisi Definitiva del Consenso Contrattuale APCSM 2025–2027, le sigle contrarie al testo pesano per il 67,29% della rappresentatività sindacale certificata nel comparto. Il Gabinetto del Ministro della Difesa è in possesso di questi dati. Tutti i livelli del comando, dagli Stati Maggiori alla Presidenza del Consiglio, sapevano — prima di apporre la firma — che la sottoscrizione avveniva in un clima di netto rifiuto da parte della base e delle sue rappresentanze reali. Eppure si è scelto di procedere ugualmente. Domandiamo a chi esercita l’autorità di governo: come si chiama un accordo firmato nonostante il veto della maggioranza? Non si chiama contratto. Si chiama imposizione.

COMMENTO POLITICO-ISTITUZIONALE: CROSETTO, ZANGRILLO E I VERTICI DELLA DIFESA TRA PROCLAMI E REALTÀ

Nelle ore successive alla firma, la macchina della comunicazione governativa si è messa in moto con precisione millimetrica. Il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha riassunto il senso dell’operazione con un’unica, suggestiva formula: «Più tutele per chi ci tutela». Il Ministro della Difesa Guido Crosetto — che aveva già definito l’apertura di questo tavolo negoziale come «un segnale di rispetto» fondamentale verso le donne e gli uomini in divisa — ha avallato senza riserve la narrazione di un Esecutivo capace di «chiudere due rinnovi contrattuali in appena un anno e mezzo», presentando l’accordo come la prova concreta dell’attenzione del Governo Meloni verso chi serve lo Stato in uniforme. I vertici delle Forze Armate, da canto loro, hanno accolto con quella che è stata definita «moderata ma concreta soddisfazione» la decisione di destinare la quasi totalità delle risorse — oltre il 92%, pari a circa 321 milioni di euro — alla componente stipendiale fissa e continuativa, indicandola come una scelta strutturalmente favorevole alle future pensioni del personale.

Il Sindacato dei Militari esprime il proprio sdegno di fronte a questa narrazione e la contesta nel merito, punto per punto.

Primo: definire “storico” un accordo che non ha il consenso della maggioranza dei militari non è un esercizio di retorica — è una falsificazione della realtà. Il Ministro Crosetto conosce le percentuali di rappresentatività; le ha davanti. Chiediamo pubblicamente: come può il Ministro della Difesa sostenere che questo accordo rappresenti un «segnale di rispetto» verso i militari, quando la maggioranza delle loro rappresentanze legittime ha detto esplicitamente NO?

Secondo: la formula di Zangrillo — «più tutele per chi ci tutela» — è un’elegante operazione di marketing politico che svanisce nel nulla non appena si guardano i numeri reali, e in particolare gli importi destinati ai gradi iniziali, quelli che costituiscono la spina dorsale operativa delle Forze Armate e delle Forze di Polizia e che ricevono il trattamento economico più basso.

Terzo: l’enfasi dei vertici della Difesa sul fatto che le risorse siano destinate alla componente fissa e pensionabile è, tecnicamente, esatta. Ma omette volutamente di precisare quanto sia esiguo l’importo di base sul quale quella scelta strutturale opera. Una percentuale elevata di un valore irrisorio rimane un valore irrisorio. Il Sindacato dei Militari contesta la strumentalizzazione della divisa a fini propagandistici e ribadisce: i militari non hanno bisogno di rappresentanti che li descrivano come “tutelati” mentre accettano aumenti da pochi decine di euro lordi al mese.

DETTAGLIO ECONOMICO: GLI IMPORTI DELL’UMILIAZIONE — FOCUS SUI GRADI INIZIALI

È indispensabile fare chiarezza sulle cifre che il Governo e i vertici militari preferiscono non citare. Il Sindacato dei Militari precisa con la massima trasparenza che tutti gli importi di seguito indicati si riferiscono esclusivamente ai gradi iniziali del personale contrattualizzato — vale a dire la qualifica di Agente e le qualifiche militari corrispondenti — ovvero a coloro che garantiscono l’operatività quotidiana sul territorio e nei reparti e che percepiscono il trattamento economico più basso dell’intero comparto:

  • Incremento Stipendiale (Grado Iniziale): Un agente o militare al grado iniziale riceverà nel 2025 un aumento di appena 47,36 euro lordi mensili. Al netto delle trattenute fiscali e previdenziali, questa cifra non raggiunge i 30 euro netti: meno del costo di un pieno di carburante.

  • Indennità Pensionabile (Grado Iniziale): L’aumento previsto per il 2026 ammonta a soli 9,13 euro lordi mensili. Il Sindacato dei Militari non trova aggettivi adeguati per commentare una cifra del genere senza mancare di rispetto all’uniforme che queste persone indossano.

  • Lavoro Straordinario (Grado Iniziale): La tariffa oraria feriale per un grado iniziale vedrà incrementi quantificabili in +27 centesimi nel 2026 e in appena +13 centesimi nel 2027. Questo è il valore economico che il Governo Meloni — attraverso il Ministro Crosetto e i vertici della Difesa — attribuisce all’ora di straordinario di un agente o di un soldato al primo gradino della carriera.

Questi dati, estratti direttamente dalla documentazione contrattuale ufficiale trasmessa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica (nota prot. DFP-0046953-P del 16 luglio 2026), dimostrano che il Governo ha deciso di investire sulla comunicazione piuttosto che sul benessere reale del personale meno tutelato. Invitiamo il Ministro Zangrillo a ripetere la sua formula — «più tutele per chi ci tutela» — di fronte a un militare al grado iniziale che ha appena scoperto che il suo aumento ammonta a meno di 1 euro al giorno.

PROMESSE RICICLATE E IL DUBBIO VALORE GIURIDICO DELL’ADDENDUM

Il rinnovo è accompagnato — come da tradizione consolidata di ogni rinnovo precedente — da una serie di “impegni di Governo” che la documentazione ufficiale elenca con solerzia: un tavolo previdenziale interministeriale entro 90 giorni, la verifica delle retribuzioni a luglio 2027, il reperimento di risorse aggiuntive per il FESI nella Legge di Bilancio 2027 «ove possibile», e ulteriori promesse di modifica normativa sulle relazioni sindacali. Il Sindacato dei Militari ricorda che impegni pressoché identici sono stati assunti nei contratti precedenti. Il tavolo previdenziale è stato promesso più volte. Le risorse aggiuntive “ove possibile” sono rimaste sistematicamente possibilità non realizzate. La formula “ove possibile” è, tecnicamente, un impegno a non impegnarsi. Ma ciò che desta il massimo sconcerto è il documento denominato “ADDENDUM”, allegato alla documentazione contrattuale e trasmesso unitamente agli “impegni di Governo”. Tale atto contiene tre ulteriori impegni relativi a:

  1. l’avvio di uno studio per la revisione delle indennità operative (fondamentali e supplementari) ai sensi della legge 78/83 e successive integrazioni, sentite le APCSM;

  2. la “sensibilizzazione” delle Forze Armate a favorire incontri con le APCSM e, «qualora ritenuto opportuno», la calendarizzazione delle relazioni sindacali;

  3. l’avvio di uno studio sulle modalità di ripartizione delle risorse per il rinnovo contrattuale, sentite le APCSM.

Il Sindacato dei Militari pone un quesito di legittimità di primaria importanza: questo documento risulta sottoscritto da un Generale che non è membro del Governo. Un alto ufficiale delle Forze Armate non ha poteri di spesa, non ha responsabilità di governo, non può assumere impegni che vincolino il bilancio dello Stato. Che valore giuridico e politico ha, dunque, un “addendum” che dovrebbe contenere promesse economiche e istituzionali, se sottoscritto da chi non ha titolo per assumerle? La risposta è semplice: nessuno. O meglio, il suo unico valore è quello di fornire una copertura formale alle sigle sindacali che cercavano un pretesto per giustificare la propria firma su un contratto che la maggioranza del comparto ha rifiutato.

RICHIESTE E APPELLO FINALE

Il Sindacato dei Militari, a nome del personale che rappresenta, avanza le seguenti richieste formali:

  1. Il Ministro Crosetto riferisca pubblicamente — in Parlamento e ai media — sui dati di rappresentatività del contratto appena firmato, chiarendo come intenda qualificare come “vittoria” un accordo rifiutato dal 67,29% delle rappresentanze sindacali certificate.

  2. Il Governo ritiri o rinegozia l’accordo, aprendo un confronto autentico con la totalità delle sigle del comparto, incluse quelle che hanno espresso dissenso.

  3. L’Addendum venga sottoscritto da un membro del Governo con poteri di spesa e responsabilità politica diretta, oppure sia dichiarato privo di efficacia giuridica.

  4. Gli importi del prossimo rinnovo contrattuale tengano conto della specificità operativa del personale dei gradi iniziali, garantendo adeguamenti reali al costo della vita e non aumenti simbolici nell’ordine dei centesimi orari.

Il Sindacato dei Militari non sarà mai complice di operazioni di facciata. Denunciamo il tentativo sistematico di spacciare una sconfitta per una vittoria e invitiamo tutto il personale del comparto — a prescindere dall’uniforme indossata — a non rassegnarsi, a informarsi, e a far valere i propri diritti nelle sedi appropriate e a revocare la delega data a chi ha formato il pessimo accordo.

Chi serve lo Stato non merita elemosine. Merita rispetto — nei fatti, non nelle parole.

Il Sindacato dei Militari

Analisi del Consenso Contrattuale APCSM 2025–2027

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