Il Sindacato dei Militari deposita istanza ex art. 90 c.p.p. alle Procure di Roma per l’indagine sullo spionaggio

L’organizzazione sindacale si costituisce quale soggetto danneggiato: “Tutelare l’immagine, il decoro e la dignità delle Forze Armate è un obbligo istituzionale”

Il Sindacato dei Militari, nella persona del proprio Segretario Generale e legale rappresentante Luca Marco Comellini, ha provveduto in data odierna a depositare formale istanza ai sensi degli artt. 90 e seguenti del Codice di Procedura Penale dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e alla Procura Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma, nell’ambito del procedimento scaturito dall’operazione condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri (ROS) in data 7 luglio 2026, avente ad oggetto gravissime ipotesi di reato riconducibili ad attività di spionaggio in favore di un’intelligence straniera, con il coinvolgimento di personale militare in servizio.

Nella mattinata del 7 luglio 2026, quale esito di una complessa attività investigativa avviata nel maggio 2025, il ROS dei Carabinieri – supportato dal GIS e dal Comando Provinciale di Roma – ha eseguito due misure cautelari e decine di perquisizioni personali, domiciliari e informatiche, portando alla luce un’articolata rete di spionaggio operante in favore di un presunto agente dei servizi di intelligence russi coperto da immunità diplomatica.

Al centro dell’indagine figura un uomo di 59 anni, ex appartenente al comparto di intelligence nazionale e già sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, il quale avrebbe agito da unico interlocutore con il referente straniero, cedendo informazioni riservate in cambio di compensi in denaro. Per l’acquisizione di tali notizie, il soggetto si sarebbe avvalso di una rete di fonti tra cui, in modo particolarmente allarmante, quattro militari in servizio attivo, impiegati in incarichi ad alto grado di riservatezza e coinvolti – secondo le ipotesi investigative – nella trasmissione di informazioni riguardanti la sicurezza dello Stato e gli interessi politici nazionali e internazionali.

I reati contestati nell’ambito della giustizia ordinaria includono: spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione e accesso abusivo a sistemi informatici. In parallelo, la Procura Militare di Roma ha proceduto per i reati di rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio nei confronti dei quattro militari in servizio coinvolti.

Il Sindacato dei Militari, ente esponenziale degli interessi morali, economici e professionali di tutto il personale delle Forze Armate – iscritto e non –, ha ritenuto doveroso e urgente intervenire nel procedimento penale in qualità di soggetto direttamente leso dalle condotte oggetto di indagine. Le ipotesi di reato contestate agli indagati – e in particolare il coinvolgimento di personale militare in servizio in attività di spionaggio a beneficio di una potenza straniera – hanno arrecato e continuano ad arrecare un danno gravissimo e concreto all’immagine, al decoro, alla dignità e al prestigio di tutti gli appartenenti alle Forze Armate, la cui reputazione istituzionale risulta inevitabilmente compromessa dalla notorietà pubblica della vicenda.

L’intervento del Sindacato trova piena giustificazione nelle proprie finalità statutarie, che includono espressamente la tutela della categoria dinanzi agli organi giudiziari e amministrativi, nonché la protezione degli interessi collettivi del personale militare da condotte che ne ledano l’onore e la considerazione pubblica. Il danno subito non è esclusivamente morale: le ripercussioni di carattere patrimoniale e di prestigio istituzionale dell’ente sindacale risultano concrete e attuali, tali da radicare pienamente la legittimazione processuale ai sensi degli artt. 90 ss. c.p.p.

Con l’istanza depositata in data odierna, il Sindacato dei Militari ha formalmente richiesto alle due Procure competenti:

  • Il riconoscimento della propria qualità di soggetto legittimato all’esercizio di tutti i diritti riconosciuti alla persona offesa e al soggetto danneggiato dal reato;
  • La comunicazione dello stato del procedimento, ai sensi dell’art. 335 c.p.p.;
  • L’invio di tutti gli avvisi procedurali previsti dalla legge, ivi inclusi quelli relativi ad eventuali richieste di archiviazione, alla conclusione delle indagini preliminari e alla fissazione dell’udienza preliminare.

Tale iniziativa si inserisce in un consolidato percorso di tutela giudiziaria del Sindacato, che vanta precedenti giurisprudenziali rilevanti: l’organizzazione è stata già riconosciuta quale parte civile ammessa nel processo a carico dell’ex ufficiale Walter Biot per analogo delitto di spionaggio, con il riconoscimento della legittimazione processuale confermato fino alla sentenza definitiva della Corte di Cassazione. Una giurisprudenza di merito ormai consolidata attesta dunque il diritto del Sindacato a partecipare attivamente a procedimenti di questa natura, in difesa degli interessi collettivi della categoria.

«I reati ipotizzati in questa indagine sono di una gravità eccezionale: essi hanno irrimediabilmente leso e messo in dubbio il ruolo di riferimento che l’istituzione militare ricopre in materia di sicurezza e coesione dello Stato. Chi ha scelto di far prevalere interessi personali rispetto alla fedeltà alle istituzioni repubblicane e ai valori della divisa ha inflitto una ferita profonda all’intera categoria. Il Sindacato dei Militari è intervenuto perché il suo interesse è concreto e attuale: vogliamo contribuire all’accertamento della verità e vigilare affinché siano individuate tutte le responsabilità. Non possiamo e non vogliamo restare spettatori silenziosi di vicende che coinvolgono l’onore delle Forze Armate e la fiducia dei cittadini nelle nostre istituzioni».

Il Sindacato dei Militari si riserva espressamente di costituirsi parte civile nel futuro processo, ove ne ricorrano i presupposti, al fine di ottenere il pieno risarcimento di tutti i danni subiti – morali, d’immagine e patrimoniali – derivanti dalle condotte illecite oggetto del procedimento penale.

L’organizzazione sindacale continuerà a monitorare l’evoluzione degli atti investigativi e processuali, con la determinazione di esercitare ogni strumento giuridico disponibile a tutela della dignità e del prestigio del personale delle Forze Armate italiane.

Il Segretario Generale e Legale Rappresentante Luca Marco Comellini