MORTE RAMY ELGAML: IL SINDACATO DEI MILITARI SI COSTITUIRA PARTE CIVILE. APPUNTAMENTO AL TRIBUNALE DI MILANO IL 24 SETTEMBRE 2026

Il Sindacato dei Militari rende noto che, in occasione dell’udienza preliminare fissata per il 24 settembre 2026 dinanzi al Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Milano, si costituirà parte civile nei confronti di tutti i carabinieri imputati nel procedimento penale iscritto al N. 40941/2024 R.G.N.R. (N. 20779/2024 R.G.G.I.P.). L’ente sarà rappresentato e difeso dall’Avvocato Paola Bellani del Foro di Milano.

Tale decisione, assunta con senso di responsabilità e profonda consapevolezza istituzionale, nasce dalla volontà del Sindacato di intervenire attivamente nel processo penale a tutela dell’onore, del decoro e della legalità dell’Arma dei Carabinieri e, più in generale, delle Forze Armate della Repubblica Italiana, gravemente lesi dalle condotte contestate ai militari indicati nella richiesta di rinvio a giudizio.

All’udienza saranno presenti, in qualità di imputati, militari dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Radiomobile e la Compagnia di Intervento Operativo di Milano, a vario titolo coinvolti nei fatti occorsi nella notte del 24 novembre 2024 in via Ripamonti, Milano.

I fatti risalgono alla notte del 24 novembre 2024, quando uno scooter Yamaha T-Max condotto da Fares Bouzidi (22 anni), a bordo del quale viaggiava il diciannovenne Ramy Elgaml, non si era fermato a un posto di blocco dei Carabinieri, dando origine a un inseguimento ad alta velocità della durata di circa 8 chilometri nelle strade della periferia sud di Milano. L’inseguimento si è concluso tragicamente all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, dove lo scooter si è schiantato: Ramy Elgaml ha perso la vita a causa delle gravi lesioni riportate nell’impatto.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, nella persona dei pubblici ministeri Giancarla Serafini e Marco Cirigliano, ha formulato a carico dei militari gravi capi di imputazione (rubricati dalle lettere A a F nel decreto di fissazione dell’udienza), che si possono sinteticamente ricondurre a tre macro-aree di contestazione:

  • Omicidio stradale (con eccesso colposo nell’adempimento del dovere): al carabiniere alla guida dell’autovettura di servizio è contestato di aver tenuto, durante le fasi finali dell’inseguimento, una distanza di sicurezza inadeguata rispetto allo scooter in fuga — inferiore a 1,5 metri — in condizioni di velocità elevatissima (con picchi superiori ai 120 km/h e tratti percorsi in contromano), tenendo altresì una condotta di guida inidonea a prevenire collisioni, sì da concagionare la morte di Ramy Elgaml e le lesioni al conducente Bouzidi.
  • Frode in processo penale e depistaggio: ad altri militari intervenuti sul luogo del sinistro è contestato di aver minacciato e indotto testimoni oculari a cancellare dai propri dispositivi smartphone i video ritraenti le fasi finali dell’inseguimento e dello schianto, al fine di inquinare la prova e ostacolare l’accertamento della verità da parte dell’autorità giudiziaria.
  • Falso ideologico in atto pubblico: alcuni degli imputati avrebbero redatto e sottoscritto verbali di arresto difformi dal vero, omettendo scientemente di menzionare l’urto tra la vettura di servizio e lo scooter — dichiarando falsamente che il mezzo fosse “scivolato” in modo autonomo — e occultando l’esistenza di registrazioni video cruciali acquisibili dalla dashcam installata sull’autovettura e da una bodycam.

Il Sindacato dei Militari ha deliberato la propria costituzione di parte civile sulla base di una valutazione etica, sindacale e istituzionale di assoluta chiarezza. Le condotte contestate — ove accertate in sede giudiziale — non ledono soltanto i diritti della famiglia della vittima e il corretto svolgimento della giustizia penale: esse colpiscono nel profondo l’immagine, la credibilità e il prestigio dell’intera Istituzione militare. Gli asseriti tentativi di inquinare le prove, di intimidire testimoni e di falsificare atti pubblici ufficiali rappresentano la negazione più radicale dei valori di legalità, onore e trasparenza sui quali l’Arma dei Carabinieri e le Forze Armate della Repubblica fondano la propria ragion d’essere e il proprio rapporto di fiducia con i cittadini.

Il Sindacato dei Militari ritiene pertanto doveroso intervenire nel processo per dare un fattivo contributo per affermare con forza che le responsabilità individuali non possono e non devono essere confuse con l’identità collettiva dell’Arma, per garantire che il procedimento si svolga in un clima di piena trasparenza e nel rispetto delle regole del giusto processo e, quindi, tutelare i diritti e la dignità della stragrande maggioranza dei militari che ogni giorno svolgono il proprio servizio con integrità e dedizione. Il sindacato ribadisce che l’appartenenza all’Istituzione militare non costituisce e non può costituire uno scudo di impunità.

«La decisione di costituirci parte civile – dichiara il Segretario Generale del Sindacato – non è e non vuole essere un atto ostile verso l’Arma dei Carabinieri, nella quale riconosciamo una delle istituzioni fondamentali della Repubblica. È, al contrario, un atto di profondo rispetto verso quegli uomini e quelle donne in uniforme che servono lo Stato con onestà ogni giorno. Le condotte di inquinamento probatorio e di falso ideologico contestate in questo procedimento — se confermate dall’accertamento giudiziale — sono un tradimento non solo della legge, ma dei valori stessi dell’Istituzione. Non possiamo e non vogliamo restare indifferenti. La verità su quanto accaduto quella notte a Ramy Elgaml merita di emergere in tutta la sua interezza, senza ostacoli, senza depistaggi, senza atti pubblici falsificati. Il Sindacato dei Militari sarà presente in aula il 24 settembre per questo».

Il Sindacato dei Militari esprime piena e incondizionata fiducia nell’operato della Magistratura milanese e si impegna a monitorare con la massima attenzione lo svolgimento dell’intero procedimento penale, dalle fasi preliminari sino all’eventuale dibattimento. L’organizzazione sindacale resterà al fianco di tutti quei militari che quotidianamente operano nel rispetto della legge e della deontologia professionale, e continuerà a fare la propria parte affinché i principi di legalità, trasparenza e responsabilità individuale rimangano il fondamento irrinunciabile dell’azione delle Forze Armate al servizio dei cittadini italiani.