MENTRE L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA CI RICONOSCE LA PIENA LEGITTIMAZIONE ALCUNE APCSM CHIEDONO LA NOSTRA “MESSA AL BANDO”. A CHI FACCIAMO PAURA?
Il Sindacato dei Militari intende rendere pubblica la propria ferma e documentata posizione riguardo ai contenuti di un atto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) del quale è venuto a conoscenza nell’ambito della procedura avanti alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi.
Il documento contiene affermazioni che questa Organizzazione ritiene gravemente lesive della propria dignità associativa e dei diritti fondamentali dei lavoratori in divisa, ponendosi in aperto contrasto sia con il quadro normativo vigente sia con le più recenti pronunce dell’autorità giudiziaria. È dovere di trasparenza verso i propri iscritti e verso l’opinione pubblica portare a conoscenza di tutti la portata di quanto sostenuto dal MEF e la risposta che l’ordinamento giuridico ha già fornito a tali tesi.
Nel documento il MEF richiama un parere dell’Avvocatura Generale dello Stato, reso su impulso del Ministero della Difesa, al fine di escludere l’attitudine organizzativa del Sindacato dei Militari quale associazione rappresentativa del personale militare e, di conseguenza, la sua legittimazione a costituirsi parte civile nei procedimenti penali contro appartenenti alle Forze armate.
Tale impostazione è stata integralmente superata e respinta dall’autorità giudiziaria che con chiarissime e concordanti ordinanze – dei Tribunali Roma, Modena, L’Aquila, Cagliari, Prato, Genova. Rimini ed altri – ha confermato la piena legittimazione del Sindacato dei Militari a stare in giudizio, riconoscendone l’interesse legittimo alla costituzione nel processo, desunto direttamente dalla lettura dell’atto costitutivo dell’ente e richiamando la tutela offerta agli enti intermedi dall’art. 2 della Costituzione, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.
È un dato istituzionalmente rilevante che il MEF continui a sostenere tesi giuridiche che la Magistratura ha già più volte dichiarato prive di fondamento. Ciò evidenzia una posizione dell’Amministrazione che non tiene conto del riconoscimento operato dall’autorità giudiziaria ordinaria a tutela della soggettività giuridica del Sindacato.
Di particolare gravità istituzionale è la parte del documento in cui il MEF riporta — e inserisce quale elemento a supporto della propria tesi — istanze provenienti da alcune Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (Apcsm), dirette a ottenere iniziative nei confronti del Sindacato dei Militari “ivi inclusa la messa al bando”.
Il Sindacato dei Militari ritiene che l’ingresso di tale locuzione in un atto ufficiale di un Ministero della Repubblica costituisca un fatto di straordinaria gravità, che non può essere minimizzato o giustificato dal contesto in cui è inserito. Tollerare e fare propria la richiesta di “messa al bando” di un’organizzazione sindacale legalmente costituita e riconosciuta dall’autorità giudiziaria è incompatibile con i princìpi fondamentali del nostro ordinamento democratico. Nello specifico, tale prospettiva si pone in insanabile contrasto con gli articoli 2, 18, 39. 52 e 97 della Costituzione.
Il riferimento a logiche di “esclusione forzata” di un ente intermedio, legalmente costituito e riconosciuto, evoca categorie giuridiche e politiche estranee allo Stato di Diritto repubblicano. Il pluralismo sindacale — anche nell’ambito delle Forze Armate — non è una concessione dell’Amministrazione, ma un diritto costituzionalmente garantito che nessuno può legittimamente comprimere attraverso l’uso strumentale di richieste di “messa al bando”.
Il Sindacato dei Militari non intende sottovalutare la portata complessiva delle affermazioni contenute nella memoria del MEF, ancorché formulate nell’ambito di un procedimento amministrativo. La struttura legale dell’Organizzazione sta procedendo a una valutazione approfondita per verificare se le condotte descritte — dirette, attraverso l’uso di prerogative istituzionali, a negare la stessa esistenza giuridica del Sindacato e a limitarne l’azione nonostante i pronunciamenti favorevoli della magistratura — possano integrare fattispecie di rilievo penale.
Ogni eventuale azione sarà intrapresa nelle sedi giudiziarie competenti, nell’interesse dell’Organizzazione e degli iscritti, affinché l’autorità giudiziaria possa accertare la piena liceità delle condotte amministrative in questione.
Il Sindacato dei Militari rivolge pubblicamente un appello al Ministro della Difesa e al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Presidente della Repubblica nella sua veste di capo delle Forze armate, affinché prendano pubblicamente le distanze dalle posizioni espresse nel documento del MEF del 17 aprile 2026 e dalle inaccettabili richieste di “messa al bando” avanzate da alcune Apcsm.
È necessario che le autorità politiche chiariscano se la richiesta di “messa al bando” di un’organizzazione sindacale — riconosciuta dall’autorità giudiziaria sulla base di princìpi costituzionali fondamentali — rientri tra gli obiettivi del Governo o se, come auspichiamo, si tratti di una posizione non condivisa dall’indirizzo politico. È altresì necessario che il Presidente della Repubblica, nella sua veste di capo delle Forze armate intervenga con la massima urgenza consentita per esercitare i suoi poteri a difesa della Costituzione.
Il silenzio delle istituzioni di fronte a simili affermazioni non è una risposta accettabile quando sono in discussione i princìpi fondamentali della Carta Costituzionale.
La legalità costituzionale non è negoziabile.
Il Sindacato dei Militari proseguirà la propria attività in ogni sede, giudiziaria e istituzionale, vigilando affinché il rispetto della legalità costituzionale prevalga su ogni tentativo di limitare la libertà sindacale nelle Forze Armate e di Polizia a ordinamento militare.
Luca Marco Comellini, Segretario Generale del Sindacato dei Militari

