IL GIUDICE RESPINGE IL MINISTERO DELLA DIFESA: IL SINDACATO DEI MILITARI RESTA PARTE CIVILE E CHIAMA L’ESECUTIVO A RISPONDERE DEI DANNI

Il GUP del Tribunale di Roma boccia il tentativo dell’Avvocatura dello Stato di espellere il Sindacato dal processo sulla truffa delle pensioni. Il Ministero, già citato come responsabile civile, perde anche la battaglia sull’esclusione. Una sconfitta senza appello per chi ha cercato di zittire il sindacato indipendente.

Il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale Ordinario di Roma, Dott.ssa Emanuela Attura, ha rigettato la richiesta di esclusione della parte civile avanzata dal Ministero della Difesa — per il tramite dell’Avvocatura Generale dello Stato — nei confronti del Sindacato dei Militari.

Con tale decisione, il GUP ha confermato la piena legittimazione del Sindacato a partecipare al procedimento penale relativo all’inchiesta nota come “truffa delle pensioni”, in cui numerosi militari sono imputati a vario titolo di corruzione, truffa aggravata e falso ideologico ai danni dell’INPS e dello Stato. Non solo: il Sindacato dei Militari aveva già ottenuto — e mantiene — la citazione del Ministero della Difesa nella veste di responsabile civile, obbligandolo così a rispondere in sede giudiziale dei danni patrimoniali e non patrimoniali cagionati dalle condotte illecite dei propri dipendenti in uniforme.

L’inchiesta sulla cosiddetta “truffa delle pensioni militari” ha portato alla sbarra un nutrito gruppo di appartenenti alle Forze Armate accusati di aver gonfiato artificialmente i propri trattamenti di fine servizio attraverso meccanismi fraudolenti, in danno dell’INPS e dell’erario pubblico. Si tratta di una vicenda che colpisce al cuore l’integrità della compagine militare e che chiama in causa il sistema di controllo interno — o la sua totale assenza — da parte dei vertici istituzionali della Difesa. Il Sindacato dei Militari ha scelto di non restare alla finestra. Già a febbraio 2026, con un comunicato pubblico, l’organizzazione aveva annunciato la propria costituzione di parte civile nel procedimento, precisando con chiarezza che tale scelta non rappresenta una semplice strategia processuale, ma un atto dovuto alla propria missione istituzionale: tutelare i valori dell’etica, della legalità e del decoro delle Forze Armate, beni collettivi che appartengono all’intera categoria militare e che vengono direttamente lesi da condotte criminali come quelle contestate agli imputati.

Di fronte a questa scelta coraggiosa, il Ministero della Difesa ha risposto non combattendo la frode, ma cercando di silenziare chi la denuncia. Attraverso una memoria difensiva depositata dall’Avvocatura Generale dello Stato, il dicastero di Via XX Settembre ha chiesto al GUP di escludere il Sindacato dei Militari dalla partecipazione al processo, articolando le proprie richieste su argomenti che, a ben vedere, rivelano più l’imbarazzo politico dell’Esecutivo che una reale questione giuridica:

  • Si è messa in discussione la qualifica associativa del Sindacato, sostenendo che esso non rientrerebbe nella categoria delle associazioni sindacali militari legittimate a norma di legge;

  • Si è eccepita la mancata iscrizione all’Albo ministeriale delle associazioni professionali a carattere sindacale;

  • Si è contestata la coerenza tra le finalità statutarie del Sindacato e l’oggetto delle imputazioni, tentando di far apparire il Sindacato come un soggetto estraneo e privo di legittimo interesse al processo;

  • Si è richiamata una serie di criteri giurisprudenziali — inerenti a costituzione, finalità, attività concreta e collegamento territoriale — applicandoli però in modo strumentale, al solo fine di costruire un argomento di esclusione.

La strategia era trasparente: poiché il Sindacato aveva ottenuto la citazione del Ministero come responsabile civile, eliminare il Sindacato dal processo avrebbe automaticamente fatto venir meno questa scomoda posizione processuale del dicastero. Un cortocircuito istituzionale di rara gravità: il Ministero che, imputato nella veste di responsabile civile, cerca di liberarsi dall’accusa escludendo l’accusatore.

Il GUP ha respinto in toto le tesi del Ministero della Difesa. La decisione del giudice rappresenta un riconoscimento pieno della legittimazione processuale del Sindacato dei Militari: l’organizzazione ha il diritto — e il dovere — di essere presente in quell’aula, di rappresentare gli interessi collettivi lesi dai reati contestati e di contribuire all’accertamento della verità processuale. Il provvedimento giudiziale smentisce, punto per punto, la costruzione giuridica dell’Avvocatura dello Stato e conferma che le eccezioni sollevate dal Ministero erano prive del necessario fondamento. Il Sindacato dei Militari rimane parte civile. Il Ministero della Difesa rimane responsabile civile. Il processo va avanti.

«Questa decisione non ci sorprende, ma ci inorgoglisce. ha dichiarato Luca Marco Comellini, Segretario Generale del sindacato – Avevamo ragione nel costituirci parte civile, e il giudice ce lo ha confermato. Ciò che invece dovrebbe far riflettere l’opinione pubblica è il comportamento del Ministero della Difesa: anziché schierarsi dalla parte delle vittime e della legalità, ha scelto di combatterci in tribunale per liberarsi da ogni responsabilità. Questo è il vero scandalo. Non possiamo fare a meno di evidenziare, ancora una volta, l’assenza totale delle associazioni professionali a carattere sindacale iscritte all’Albo del Ministero — le stesse che il Ministero oggi vorrebbe indicare come le uniche “legittime”. Dov’erano quando le divise venivano macchiate da questa truffa? Dov’erano quando i militari onesti subivano il danno d’immagine di essere accomunati a chi rubava sulle pensioni? Assenti. Come sempre. Il Sindacato dei Militari è indipendente perché è l’unico che può permettersi di dire la verità. E continueremo a farlo, in ogni aula di tribunale e in ogni piazza d’Italia.»

Il Sindacato dei Militari, rappresentato e difeso dagli avvocati Giulio Murano e Massimo Magliocchetti del Foro di Roma proseguirà con determinazione il proprio percorso all’interno del procedimento, partecipando attivamente a ogni udienza e portando avanti la propria azione di parte civile con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione. L’obiettivo rimane immutato: ottenere il risarcimento del danno collettivo subito dalla categoria militare per effetto delle condotte fraudolente degli imputati, e fare in modo che il Ministero della Difesa risponda concretamente delle proprie responsabilità nella gestione, nel controllo e nella prevenzione di tali illeciti. Questo processo non è solo una vicenda giudiziaria. È una battaglia per l’etica delle Forze Armate, per la dignità di chi serve lo Stato con onestà, per il rispetto dei cittadini contribuenti che quelle pensioni le finanziano con le proprie tasse. Il Sindacato dei Militari sarà presente fino alla sentenza definitiva.

Sindacato dei Militari