4 novembre, Comellini: non c’è nulla da festeggiare tranne che per i preti-soldato
Mi dicono che oggi è la festa delle Forze armate e che ci sono festeggiamenti in tutta Italia. Deposizione di corone d’alloro, inni, e poi rinfreschi, buffet e banchetti, brindisi e fiumi di parole preconfezionate per esprime quella gratitudine istituzionale che tuttavia non è seguita da fatti concreti ne da politiche rispettose della Costituzione e della dignità, anche economica, di coloro che in silenzio continuano a servire lo Stato.
Non c’è nulla da festeggiare tranne che per i cappellani militari a cui lo Stato con l’entrata in vigore dell’Accordo emendativo mediante Scambi di Lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede sull’assistenza spirituale alle Forze armate (Legge 140/25) ha, di fatto, elargito altri benefici e facilitazioni che consentiranno a molti sacerdoti di entrare a far parte del numeroso esercito dei preti-soldato, senza più limiti massimi di età e di godere ancora degli stipendi da ufficiale e beneficiare del mantenimento e delle indennità di missione e straordinari che continueranno a gravare sulle tasche dei contribuenti per decine di milioni di euro ogni anno.
Ecco, nonostante la crisi economica che strangola il paese loro si che oggi possono festeggiare ma gli altri, i militari?

