Morte Ramy, Comellini (SdM): Depistaggi e falso. Il “caso Cucchi” non ha insegnato nulla, dovrebbe essere materia di studio negli istituti di formazione dell’Arma
La chiusura delle indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica di Milano per la gravissima vicenda verificatasi a Milano il 24.11.2024, culminata nel decesso di ELGAML Ramy Yehia Awwad Nady a seguito di un inseguimento e successivo sinistro stradale che ha coinvolto una pattuglia dell’Arma dei Carabinieri, ci fa ipotizzare l’imminente rinvio a giudizio dei sette Carabinieri che, attualmente, risultano indagati a vario titolo per depistaggio (art. 375 c.p.), falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.), favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) e le false dichiarazioni al P.M. (art. 371 bis c.p.).
In attesa della fissazione dell’udienza preliminare abbiamo dato mandato all’Avvocato Piero Santantonio del Foro di Forlì-Cesena di predisporre gli atti per la costituzione di parte civile del Sindacato dei Militari.
Se per un verso siamo fermamente convinti che non bisogna mai sottrarsi all’intimazione dell’alt da parte delle forze di polizia, per l’altro riteniamo che i reati che sono stati contestati ai carabinieri sono gravi e, se provati all’esito di un processo, rappresenterebbero un grave danno per lo Stato, per l’Istituzione militare e per i cittadini che vi fanno affidamento, per i nostri principi e scopi statutari.
Il processo servirà ad accertare la verità dei fatti ma nell’attesa non possiamo non ricordare l’esito di quello conclusosi lo scorso 19 giugno dinanzi alla Corte di Appello di Roma a carico di otto appartenenti all’Arma dei carabinieri in relazione ai depistaggi legati alla tragica morte di Stefano Cucchi, all’esito del quale è stata pronunciata la sentenza di condanna nei confronti di alcuni.
Sarebbe opportuno che il “caso Cucchi” fosse incluso tra le materie di studio negli istituti di formazione dell’Arma ma anche nei corsi di aggiornamento professionale comunque rivolti agli operatori delle forze di polizia affinché siano rafforzati quei sacri valori di legalità e fedeltà alle istituzioni e alla legge che devono sempre guidare tutti coloro che sono deputati a garantire la nostra sicurezza.
Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario Generale del Sindacato dei Militari

