LA CORTE COSTITUZIONALE CANCELLA LA DIFFAMAZIONE MILITARE. ABBATTUTO UN ALTRO PILASTRO DELLA GIURISDIZIONE MILITARE

La pubblicazione della decisione 181/2026 della Corte Costituzionale non cancella soltanto una norma ingiusta: colpisce al cuore un sistema che per anni ha preteso di far tacere il personale militare attraverso la minaccia penale, in aperta tensione con la libertà garantita dall’art. 21 Cost. e con il principio per cui le Forze armate devono informarsi allo spirito democratico della Repubblica ai sensi dell’art. 52 Cost.

Se un altro pezzo del diritto penale militare cade perché incompatibile con la Costituzione, allora diventa sempre più difficile sostenere la sopravvivenza di una giustizia militare separata.

Per questo il legislatore non può più rifugiarsi nell’inerzia: deve affrontare senza rinvii il nodo dei Tribunali militari e riesaminare la riforma della giustizia militare proposta dal Partito Radicale nel corso della 16^ Legislatura e, quindi, procedere con urgenza a istituire le sezioni specializzate presso tutte le Corti di appello.

Il tempo della deferenza verso assetti speciali non più giustificabili è finito: chi indossa l’uniforme resta titolare dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione, a partire dalla libertà di espressione dell’art. 21 Cost., entro il quadro democratico imposto dall’art. 52 Cost.

SINDACATO DEI MILITARI