CHAT CASO RAMY: IL SINDACATO DEI MILITARI CHIEDE LA SOSPENSIONE IMMEDIATA DEI CARABINIERI COINVOLTI
LA PROCURA VALUTI LA SUSSISTENZA DEL REATO DI ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE
Il Sindacato dei Militari, nella persona del Segretario Generale Luca Marco Comellini, comunica di aver dato mandato al proprio legale di fiducia di depositare un formale esposto presso la Procura della Repubblica di Milano, con contestuale richiesta di applicazione di misure cautelari interdittive nei confronti dei militari dell’Arma dei Carabinieri coinvolti nelle indagini sulla morte di Ramy Elgam.
L’iniziativa legale scaturisce dalle gravissime circostanze emerse dall’inchiesta giornalistica pubblicata il 15 febbraio dal quotidiano Domani a firma di Nello Trocchia. Gi articoli, intitolati “«Il video vogliamo venderlo?» Come la destra ha usato Ramy” e “«Zecche appese a piazzale Loreto» Ecco le chat shock”, portano alla luce un quadro inquietante e, soprattutto, l’esistenza di chat contenenti messaggi di preoccupante violenza e discriminazione.
Il Sindacato dei Militari chiederà alla Procura di accertare la sussistenza del reato di cui all’art. 604-bis c.p. Le frasi riportate nelle chat acquisite dagli inquirenti – quali insulti razzisti, rivendicazioni di appartenenza ideologica fascista e minacce a sfondo politico (“zecche appese”) – configurano, a nostro avviso, una chiara propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico. Tali espressioni sono incompatibili con lo status di pubblico ufficiale e con i valori costituzionali che ogni militare giura di difendere per questo motivo chiederemo alla Procura di valutare anche la possibile violazione dell’art. 266 c.p. (Istigazione di militari a disobbedire alle leggi). Affermazioni quali “Uno è troppo poco. Bisognerebbe farne fuori di più”, riferite alla morte di un cittadino, non sono semplici opinioni, ma costituiscono un’apologia di fatti contrari ai doveri della disciplina militare e un incitamento alla violenza che mina le fondamenta stesse della società civile e della compagine militare.
Alla luce della gravità dei fatti raccontati dal quotidiano Domani e del concreto pericolo di emulazione, il Sindacato dei Militari chiederà formalmente l’applicazione della misura cautelare della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio per tutti i militari indagati e quelli che eventualmente dovessero essere identificati come gli autori delle frasi riportate nell’articolo di stampa che propagandano idee fondate sull’odio razziale ed etnico. È impensabile che gli autori di tali condotte possano continuare a operare sul territorio, armati e con poteri di polizia.
Inoltre, dall’inchiesta giornalistica emerge che uno dei carabinieri coinvolti è anche dirigente dell’associazione professionale a carattere sindacale tra militari denominata “Nuovo Sindacato Carabinieri”. Anche per questo motivo non possiamo non chiedere al Ministro della Difesa, On. Guido Crosetto, il suo immediato intervento a tutela dell’associazione, dei suoi iscritti e di tutti i carabinieri che quotidianamente servono lo Stato con fedeltà e onore.

