ASSISI NON È GRATIS: MENTRE I SOLDATI MANCANO DI EQUIPAGGIAMENTO, LO STATO PAGA QUATTRO GIORNI DI “AGGIORNAMENTO PASTORALE” IN UMBRIA PER 180 CAPPELLANI-UFFICIALI
L’evento di Assisi: un paradosso francescano pagato dai contribuenti
Dal 27 al 30 ottobre 2026, presso la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli in Assisi, si svolge il corso annuale di formazione e aggiornamento pastorale dell’Ordinariato Militare per l’Italia. Centottanta cappellani militari — a tutti gli effetti ufficiali delle Forze Armate dello Stato italiano, retribuiti dal Ministero della Difesa — si riuniscono per quattro giorni in una struttura alberghiera nel cuore della terra di Francesco d’Assisi, il Santo della povertà e della semplicità evangelica.
Il paradosso è così stridente da non necessitare di ulteriori commenti. Eppure il Sindacato dei Militari ritiene doveroso commentarlo, e con forza.
Secondo quanto emerge dal comunicato stampa dello stesso Ordinariato Militare, l’evento — organizzato per celebrare il Centenario di fondazione della diocesi militare — prevede relatori accademici, competenze bibliche, comunicative e metodologiche, cerimonie di ordinazione sacerdotale, momenti di preghiera per la pace in comunione con la Comunità di Sant’Egidio e la partecipazione dell’arcivescovo Saba. Un programma pieno, certamente. Ma chi lo paga? I cittadini italiani. Tutti. Credenti e non credenti, praticanti e laici, fedeli di ogni religione o di nessuna.
L’Ordinariato non ha fornito alcuna indicazione sui costi complessivi dell’evento: non il costo del soggiorno di quattro giorni in struttura alberghiera per 180 partecipanti, non le spese di trasferta e rimborsi, non gli onorari dei relatori invitati, non le spese per le cerimonie religiose interne. Il silenzio è assordante — e, per il Sindacato dei Militari, inaccettabile.
Non si tratta di una questione di sensibilità religiosa o di anticlericalismo. Si tratta di una questione di soldi pubblici, codificata dalla legge.
Il D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 — Codice dell’Ordinamento Militare stabilisce con esattezza a chi spettano gli oneri economici dell’Ordinariato Militare. L’art. 587 dispone testualmente:
«L’onere per il trattamento economico di attività e di quiescenza dell’Ordinario militare, del Vicario generale militare e degli ispettori, è a carico dell’Amministrazione della difesa; per i cappellani militari, l’onere per il trattamento economico di attività è a carico dell’Amministrazione presso cui gli stessi cappellani sono impiegati, quello di quiescenza è a carico dell’Amministrazione della difesa.»
Questo significa che ogni euro corrisposto ai cappellani militari come stipendio, indennità, rimborso spese di missione o trasferimento, viene prelevato dal bilancio pubblico del Ministero della Difesa — cioè dalle tasse degli italiani. Non dalla Santa Sede. Non dalla Conferenza Episcopale Italiana. Dallo Stato laico della Repubblica Italiana.
E il trattamento economico non è modesto. L’art. 1621 del medesimo Codice prevede che:
- all’Ordinario militare competa il trattamento economico previsto per il grado di Tenente Generale;
- al Vicario generale militare spetti il trattamento economico di base degli ufficiali delle Forze Armate secondo il grado di assimilazione (Maggiore Generale);
- ai cappellani militari spetti il trattamento economico di base degli ufficiali della Forza Armata presso cui prestano servizio, anch’esso parametrato al grado di assimilazione, oltre a specifiche indennità tra cui l’indennità integrativa speciale, l’indennità mensile di impiego operativo di base e le indennità di missione.
Inoltre, l’art. 1625 garantisce loro pensioni normali e privilegiate calcolate sul trattamento economico principale.
“Preti soldato” con gli stipendi dei generali: l’inaccettabile equazione
La legge stabilisce una gerarchia. Tiriamone le conseguenze economiche.
Ai sensi dell’art. 1533 del Codice, l’Ordinario Militare è assimilato al grado di Tenente Generale e il Vicario Generale a quello di Maggiore Generale. Secondo l’art. 1546, l’ordinamento gerarchico dei cappellani militari va dal grado di secondo cappellano militare capo (assimilato a Tenente Colonnello) fino al cappellano militare di complemento (assimilato a Sottotenente). Ai sensi dell’art. 1547, l’organico complessivo dei cappellani militari — integrato dall’Ordinario e dal Vicario — è fissato in centosessantadue unità.
Tradotto in cifre: stime consolidate collocano il costo annuo complessivo del mantenimento dell’intero Ordinariato Militare italiano tra i 10 e i 17 milioni di euro l’anno, tra stipendi, indennità e pensioni. L’Ordinario Militare percepisce un trattamento lordo che può superare i 120.000 euro annui (con stime storiche anche più elevate), mentre i cappellani nei gradi inferiori ricevono stipendi analoghi a quelli degli ufficiali subalterni. Il tutto a tempo indeterminato, con maturazione di pensione privilegiata a carico dello Stato.
Questi 162 sacerdoti-ufficiali, per stessa definizione normativa, non portano armi, non esercitano poteri di comando e non possono svolgere compiti di amministrazione militare (art. 1546). Sono figure di assistenza spirituale. Legittime nella loro missione pastorale, per carità — ma il loro costo strutturale plurimilionario deve essere posto al confronto con le priorità reali di un esercito che denuncia carenze di personale, equipaggiamenti obsoleti e stipendi inadeguati per la truppa base.
Assisi come specchio: uno squilibrio indifendibile
Il Sindacato dei Militari rappresenta il personale che ogni giorno indossa la divisa, impugna le armi, svolge servizi operativi, affronta turni massacranti e percepisce retribuzioni spesso al di sotto della soglia di dignitosa sostenibilità. Quel personale sa benissimo cosa significa rinunciare a equipaggiamenti, rinunciare a corsi di aggiornamento professionale realmente operativi, rinunciare a prospettive di carriera dignitose.
Ecco perché la notizia di 180 cappellani militari riuniti per quattro giorni in una struttura alberghiera umbra — con trasferte, vitto, alloggio, indennità di missione, relatori, ordinazioni e celebrazioni tutte a carico della Difesa — non è soltanto una notizia scomoda. È uno schiaffo.
L’arcivescovo Saba ha parlato di “militarità come carisma” del clero castrense. Il Sindacato dei Militari risponde che la militarità costa. Costa stipendi da ufficiale, pensioni privilegiate, voli di Stato, indennità di missione. E quando si porta questo “carisma” per quattro giorni in gita ad Assisi, quel costo ricade interamente sui contribuenti italiani — a prescindere da qualunque carisma o appartenenza religiosa.
Il Sindacato chiama i propri iscritti e tutto il personale delle Forze Armate a segnalare ulteriori episodi di spreco legati all’Ordinariato Militare attraverso i canali sindacali, al fine di costruire un dossier documentato da sottoporre alle competenti commissioni parlamentari Difesa e Bilancio.
«Siamo stanchi di spiegare al personale in servizio perché non ci sono i soldi per i giubbotti antiproiettile, le calzature operative, gli aumenti contrattuali — e poi scoprire che i fondi si trovano quando si tratta di pagare quattro giorni di convegno pastorale in Umbria. Questo Paese deve decidere le sue priorità. E deve farlo alla luce del sole, con i conti in mano.»
Luca Marco Comellini — Segretario Generale del Sindacato dei Militari
Il Sindacato dei Militari è il sindacato di riferimento per il personale delle Forze Armate italiane. Tutela i diritti del personale militare, promuove la trasparenza della spesa pubblica per la Difesa e si batte per condizioni di lavoro dignitose per chi serve il Paese.

