POLIGONO TEULADA: L’ARCHIVIAZIONE È UNA SCONFITTA PER LA GIUSTIZIA, MA I DATI DEL 2025 INCHIODANO LE RESPONSABILITÀ. CHIESTA IMMEDIATA RIAPERTURA DELLE INDAGINI.
Roma/Cagliari, 13 Febbraio 2026 – Il Sindacato dei Militari, in qualità di ente esponenziale a tutela degli interessi morali, giuridici e della salute del personale delle Forze Armate, esprime la propria ferma opposizione al decreto di archiviazione depositato in data odierna dal GIP del Tribunale di Cagliari relativo al procedimento penale sul Poligono di Capo Teulada.
Mentre la magistratura chiude un capitolo giudiziario basandosi sulla presunta “insufficienza del nesso causale” e sulla “multifattorialità” delle patologie tumorali, emergono documenti ufficiali della stessa Amministrazione che smentiscono, nei fatti, la tesi dell’assenza di impatto ambientale. Non possiamo accettare che si scriva la parola “fine” su una vicenda che vede militari e cittadini sardi esposti a rischi letali, proprio nel momento in cui le prove della contaminazione sono diventate inconfutabili.
I NUOVI DATI UFFICIALI: UNA CONFESSIONE IMPLICITA
L’archiviazione odierna ignora le “nuove fonti di prova” emerse tra luglio e agosto 2025, documenti che il Sindacato dei Militari ha acquisito e che costituiscono la base per la nostra istanza di riapertura delle indagini ex art. 414 c.p.p.
Ci riferiamo alla Nota della Prefettura di Cagliari (Prot. 0107434 del 18/07/2025) e alla successiva comunicazione del 1° Reggimento Corazzato (19/08/2025). Questi atti certificano nero su bianco il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) nel suolo e nelle acque.
Non stiamo parlando di ipotesi, ma di dati analitici su 2248 punti di campionamento. Il dato più allarmante è che la contaminazione non è confinata alla “Penisola Delta” (zona interdetta), ma si estende a 44 aree concesse per attività agropastorali, zone civili dove pascolano animali e lavorano persone.
LA FIRMA CHIMICA DELL’ATTIVITÀ MILITARE
Le tabelle analitiche in nostro possesso rilevano la presenza di Cadmio, Piombo, Rame, Tallio e Uranio, oltre a idrocarburi pesanti. Questa non è una contaminazione “generica” o “multifattoriale”: è la firma chimica inequivocabile dell’attività di brillamento e di esercitazione militare.
La presenza di Uranio e Torio in aree agropastorali demolisce la tesi difensiva secondo cui l’inquinamento sarebbe circoscritto o gestibile. Se i metalli pesanti sono nei pascoli, il nesso causale non è più un’ipotesi statistica, ma una realtà fisica che entra nella catena alimentare.
NUOVI REATI: INQUINAMENTO E OMESSA BONIFICA
Alla luce di questi dati, l’archiviazione per omicidio colposo non esaurisce la questione penale. Siamo di fronte alla presenza di nuove e gravissime ipotesi di reati ambientali:
Inquinamento Ambientale (art. 452-bis c.p.): La compromissione delle matrici ambientali è ora “significativa e misurabile”, come attestato dagli stessi organi di controllo.
Omessa Bonifica (art. 452-terdecies c.p.): L’Amministrazione Difesa, pur avendo accertato il rischio e interdetto le aree (ammettendo quindi il pericolo), non ha offerto alcun riscontro sull’esecuzione delle necessarie procedure di bonifica, lasciando perdurare il reato.
LE NOSTRE RICHIESTE
Il Sindacato dei Militari, rappresentato e difeso dall’Avvocato Caterina Usala del Foro di Cagliari, non si ferma. Annunciamo il deposito immediato di una istanza formale per la riapertura delle indagini, allegando i nuovi dati ambientali del 2025 che il GIP non ha potuto valutare nel decreto odierno.
Chiediamo inoltre alla Procura della Repubblica di disporre il sequestro giudiziario preventivo di tutte le aree del Poligono risultate contaminate, incluse quelle agropastorali, per impedire la reiterazione del reato e l’ulteriore esposizione al pericolo di militari e civili.
Facciamo appello agli organi di informazione affinché mantengano alta l’attenzione su questa vicenda. Non è accettabile che lo Stato, nel 2026, continui a sacrificare la salute dei propri servitori e dei cittadini in nome di un “adempimento del dovere” che si è trasformato in un abuso ambientale sistematico.
Luca Marco Comellini
Segretario Generale del Sindacato dei Militari

