ESPOSTO-DENUNCIA ALLA PROCURA MILITARE DI ROMA: IL SINDACATO DEI MILITARI CHIEDE L’ACCERTAMENTO PENALE PER GRAVI VIOLAZIONI DEI DOVERI D’UFFICIO DA PARTE DI MILITARI IN SERVIZIO ATTIVO

Il Sindacato dei Militari comunica di aver depositato, in data 1° settembre 2026, un formale esposto-denuncia presso la Procura Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma.

L’atto è finalizzato a sollecitare l’Autorità Giudiziaria Militare affinché accerti la sussistenza di fattispecie incriminatrici a carico di militari in servizio attivo che avrebbero assunto ruoli di vertice e di propaganda all’interno di un movimento politico, in aperta violazione dei doveri fondamentali di fedeltà, neutralità e imparzialità imposti dall’ordinamento militare.

Il Sindacato dei Militari intende chiarire con fermezza la portata giuridica dell’azione intrapresa. L’atto depositato non è una semplice segnalazione di carattere amministrativo né una critica sindacale di natura disciplinare: è un esposto-denuncia a tutti gli effetti, nel quale si richiede espressamente alla Procura Militare di valutare, ai sensi dell’art. 335 c.p.p., l’iscrizione della notizia di reato a carico dei soggetti individuati nell’atto e di ogni altro militare che risulterà coinvolto all’esito degli accertamenti istruttori.

La valutazione delle fattispecie incriminatrici è rimessa integralmente all’Autorità Giudiziaria competente, cui spetta verificare la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi dei reati ipotizzati e l’eventuale rilevanza penale militare delle condotte segnalate. Il Sindacato, assistito da proprio difensore, intende partecipare attivamente al procedimento nella qualità di persona offesa dal reato.

L’azione giudiziaria intrapresa non è improvvisata. Essa rappresenta il punto di approdo di una sequenza precisa di atti formali, condotti con rigore istituzionale e rimasti privi di adeguato riscontro da parte delle autorità amministrative competenti e dal Ministro della Difesa Guido Crosetto.

  • Aprile 2026: Il Sindacato dei Militari, acquisita notizia delle condotte, avvia la prima segnalazione formale al Ministro della Difesa, richiedendo verifiche e interventi correttivi.
  • 24 giugno 2026: Diffida formale inoltrata al Ministro della Difesa, a conferma della persistenza delle condotte segnalate e dell’inerzia istituzionale.
  • 28 agosto 2026: Deposito di un esposto-denuncia presso la Procura della Repubblica ordinaria di Roma, per ipotesi di reato comune.
  • 1° settembre 2026: Deposito dell’esposto-denuncia oggetto del presente comunicato presso la Procura Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma, per i reati e le violazioni proprie dell’ordinamento speciale militare.

Questa progressione dimostra la serietà, la documentazione e la determinazione con cui il Sindacato dei Militari ha affrontato la vicenda, esaurendo ogni tentativo di risoluzione in via amministrativa prima di rivolgersi alla Magistratura.

L’esposto-denuncia segnala condotte attribuite — per ruolo e funzione — a militari in servizio attivo, tra cui soggetti che ricoprono incarichi di rappresentanza apicale in Associazioni a carattere sindacale tra militari. I fatti oggetto di richiesta di accertamento penale riguardano:

  • Assunzione di ruoli direttivi e di rappresentanza politica all’interno del movimento politico Futuro Nazionale – costituito e operante sul territorio nazionale – in contrasto frontale con i principi di neutralità, fedeltà istituzionale e astensione dalla vita politica attiva imposti dall’ordinamento militare.
  • Uso della qualifica militare, del grado e dell’uniforme per finalità di propaganda politica in contesti pubblici e digitali, condotta che potrebbe integrare violazioni penali legate all’abuso dei doveri inerenti allo status di militare e alla strumentalizzazione dell’istituzione a fini di parte.
  • Partecipazione alla promozione di contenuti ideologici radicali, riconducibili al documento programmatico del movimento denominato “B.I.P. 2027-2037”, le cui previsioni includono strategie di impiego delle Forze Armate e politiche incompatibili con il giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana e ai valori fondamentali della Costituzione.
  • Esercizio di attività organizzative e associative all’interno del movimento in violazione delle limitazioni previste dal Codice dell’Ordinamento Militare e dal D.P.R. 90/2010, che disciplinano in modo stringente l’associazionismo del personale militare.

In conformità con la premessa metodologica dell’atto, tutte le condotte descritte sono segnalate come da verificare nella loro consistenza e rilevanza penale: spetta all’Autorità Giudiziaria la qualificazione definitiva dei fatti, l’acquisizione delle prove e la determinazione delle responsabilità individuali.

Tra gli elementi più gravi segnalati nell’esposto vi è il documento programmatico denominato “B.I.P. 2027-2037”, allegato all’atto depositato in Procura. Tale documento conterrebbe, secondo quanto risulta al Sindacato, orientamenti ideologici e proposte operative — tra cui politiche di “remigrazione” e strategie di impiego delle Forze Armate — che appaiono strutturalmente incompatibili con i valori democratici, con il principio di uguaglianza e con il giuramento di fedeltà alla Repubblica prestato da ogni militare all’atto dell’arruolamento.

La circostanza che soggetti in uniforme abbiano contribuito attivamente alla redazione, alla diffusione e alla promozione di tale documento è al centro degli accertamenti richiesti alla Procura Militare.

Il Segretario Generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Comellini, ha dichiarato:

«Non tollereremo zone d’ombra né ambiguità istituzionali. Abbiamo denunciato fatti precisi, documentati e gravi, che mettono a rischio il prestigio, la neutralità e la credibilità delle Forze Armate della Repubblica Italiana. La nostra non è una critica sindacale di circostanza: è una richiesta formale e irrevocabile di giustizia. Spetta ora alla Magistratura Militare accertare le responsabilità penali di chi ha scelto di confondere il proprio ruolo istituzionale con la militanza politica attiva, strumentalizzando l’uniforme e il grado per finalità di parte. Chi indossa l’uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi, non ai programmi di movimenti politici che riteniamo essere incompatibili con i valori costituzionali. Continueremo a vigilare e a tutelare la legalità con ogni strumento a nostra disposizione.»

A dimostrazione della serietà e della completezza dell’azione legale intrapresa, l’esposto-denuncia contiene un articolato elenco di richieste istruttorie formulate alla Procura Militare tra le quali assumo rilevanza le verifiche presso il Ministero della Difesa e i Comandi di appartenenza per acquisire informazioni sullo stato di servizio, le qualifiche, gli incarichi ricoperti e l’eventuale autorizzazione — o diniego — allo svolgimento delle attività segnalate, nonché la verifica dell’uso di uniformi, gradi e qualifiche militari in contesti pubblici e digitali per fini estranei al servizio, con accertamento delle circostanze di tempo, luogo e modalità.

È stato chiesto il coordinamento investigativo con la Procura della Repubblica ordinaria di Roma ai sensi dell’art. 371 c.p.p., per garantire una visione unitaria dei fatti che potrebbero integrare sia reati militari sia reati comuni, con valutazione dell’eventuale connessione processuale ex artt. 12 e 13 c.p.p. E, ove occorra la trasmissione agli uffici competenti per i profili eventualmente disciplinari, separatamente rispetto agli accertamenti penali.

Il Sindacato dei Militari, assistito dall’Avv. Massimiliano Strampelli del Foro di Roma, seguirà con la massima attenzione l’evoluzione del procedimento penale, riservandosi ogni ulteriore azione legale a tutela della legalità, dell’onore delle Forze Armate e dei diritti dell’istituzione sindacale, a difesa della Costituzione.

Aggiornamenti sull’evoluzione della vicenda saranno comunicati tramite i canali ufficiali del Sindacato.
Sindacato dei Militari

Il presente comunicato stampa è emesso ai sensi di legge. Le condotte descritte sono oggetto di richiesta di accertamento da parte dell’Autorità Giudiziaria Militare competente e non costituiscono affermazioni di responsabilità penale definitivamente accertata.